lunedì 20 dicembre 2010

Auguri di buone feste

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auguri!

Un anno è passato.

Un anno che ci ha visti

trattenere insieme tra le dita

il filo che ci lega

alle nostre origini,

alla terra d’Albania.

A tutti quelli

che mi hanno accompagnato

in questo amato viaggio,

che mi hanno aiutato

in questa ricerca

culturale e profonda,

storica e spirituale,

do appuntamento nel

2011.

Grazie a tutti

i lettori del blog.

Elton Varfi

domenica 19 dicembre 2010

Gli Epiroti e i Macedoni non erano popoli ellenici (2)

-seconda ed ultima parte-

Quello che abbiamo detto degli Epiroti, possiamo sostenerlo anche per gli antichi Macedoni. È storicamente provato che, come gli Epiroti, anche questo popolo aveva una sua lingua, diversa da tutti i dialetti greci; aveva una sorta di governance che era completamente diversa da quella greca; aveva le sue leggi, i suoi usi e costumi, la sua organizzazione militare, che non aveva niente in comune con quella dell’Ellade. Per dimostrare questa tesi non faremo altro che rivolgerci alla storia. Iniziamo con Plutarco, che ci racconta come Alessandro Magno uccise il suo amico del cuore Clito:

Alessandro, ubriaco dal vino e dalla rabbia, uscì dalla sua tenda e parlò in lingua macedone alla sua guardia e ai suoi soldati. (traduzione libera).

Pashko Vasa 1825-1892

Pashko Vasa 1825-1892

Secondo diversi autori e storici, la lingua macedone era diversa da tutti gli altri idiomi che si parlavano in Grecia. Da questo si può evincere che Alessandro Magno non usava la lingua greca perché i Macedoni non lo avrebbero capito. La lingua che conoscevano e parlavano i soldati di Filippo II e Alessandro Magno non poteva essere che la lingua degli antichi Pelasgi, la stessa che si parlava in Epiro, quella che chiama shqipe l’aquila e che oggi si parla ovunque in Albania. In molti scritti antichi si menzionano gli Etoli che erano confinanti con l’Epiro; essi parlavano una lingua mista, un po’ greca ed un po’ pelasga, che veniva definita barbarica. Il motivo per cui parlavano un simile dialetto era che essi (gli Etoli) da un lato confinavano con la Grecia e dall’altro con l’Epiro. Questo dettaglio, che ci è confermato da tanti storici, rafforza la nostra tesi che la lingua degli Epiroti fosse la lingua dei Pelasgi e che questa lingua, come abbiamo detto precedentemente, fosse completamente diversa dai dialetti parlati nelle diverse regioni della Grecia.

La lingua greca era adoperata nell’alta società, nella quale la si studiava, come oggi la si studia in alcuni centri dell’Albania. È verosimile che nella corte di Filippo II e di Pirro i cortigiani, gli alti ufficiali e i governanti parlassero e scrivessero in greco e coltivassero la scrittura e la letteratura greche. Bisogna inoltre considerare che la lingua greca non era studiata solo in Epiro e Macedonia; questo idioma era diffuso in Asia e in Africa, cosi come a Roma e in tutta l’Italia. Questo succedeva perché il greco era la lingua all’avanguardia, la più idonea in quel periodo per collegare popoli differenti che avevano relazioni commerciali o politiche. Allora la lingua greca si studiava come oggi si studia il francese, che è diventato lingua universale*.

Nessuno può negare che gli Elleni abbiano raggiunto il punto più alto della gloria tramite il progresso della loro civiltà. La loro lingua era diventata la lingua liturgica di tutti. Non solo, la loro arte, le loro relazioni, le loro conoscenze li avevano innalzati al primo posto fra le antiche civiltà. Ma noi non crediamo che tutti coloro che parlavano la lingua greca fossero Greci o appartenessero al loro ceppo etnico. Quello che abbiamo scritto fino ad ora dimostra che gli Epiroti e i Macedoni erano dei popoli che avevano una comune provenienza come quella dei Etoli, degli Ioni, ecc. Fin dalla loro apparizione sulla scena politica, essi si erano tenuti separati dai Greci ed avevano formato una autonoma loro società. Erano popoli con caratteristiche che non avevano nulla in comune con la civiltà greca. Essi avevano una loro vita indipendente politica e sociale, e mai avevano avuto delle cause in comune con la Grecia, o simpatia per la sua politica.

L’unico elemento di affinità erano le divinità pagane. Ma queste divinità furono introdotte dai Pelasgi, e furono i Greci che “abbracciarono” il loro culto. I nomi di queste divinità hanno un significato chiaro e convincente nella lingua albanese.

* oggi la lingua “universale” è l’inglese.

Liberamente tratto dal libro E vërteta mbi Shqipërinë dhe shqiptarët dell’autore Pashko Vasa

domenica 12 dicembre 2010

Gli Epiroti e i Macedoni non erano popoli ellenici (1)

-prima parte-

Nel 376 a.C., l’Epiro si arrese a Cassandro, re della Macedonia, ma soltanto tre anni dopo gli Epiroti fecero una rivolta e lo sconfissero. Malgrado le numerose sconfitte che gli Epiroti subirono in quegli anni, nel III secolo a.C. vediamo emergere una grande personalità epirota: quella di Pirro. Egli, prima di scendere in Italia, combatté contro i Macedoni e contro i Greci che confinavano con il suo stato. Proprio in questa occasione, i suoi soldati, meravigliati dalla velocità che mostrava in combattimento il loro condottiero, gli dissero che sembrava fosse un’aquila. Pirro rispose loro che questo era vero, ma aggiunse che le loro lance gli erano servite da ali per spiccare il volo.

Copertina del libro, versione albanese

La copertina del libro, versione albanese

Plutarco, riferendo questo aneddoto nella sua opera Vita di Pirro, non avrebbe mai potuto immaginare che è proprio a questo aneddoto che gli Epiroti e tutti coloro che oggi si chiamano Albanesi devono l’origine del termine shqiptar (albanese).

Plutarco, che non conosceva la lingua pelasgica (che era considerata fin dai tempi di Erodoto una lingua barbarica), e che non aveva visto da vicino l’Epiro e la sua popolazione, ovviamente non poteva dare questa spiegazione etimologica, che noi lasceremo valutare a filologi e studiosi. Shqype significa aquila (shqiponja) in albanese. Shqypëri oppure Shqypëni (Albania in lingua albanese) significa: vendi i shqiponjës (il paese delle aquile). Shqyptar (albanese) è uguale a: bir i shqiponjës (figlio dell’aquila).

Questo fatto, che è sfuggito sia agli storici antichi e sia ai filologi moderni, merita l’attenzione degli studiosi, perché rappresenta una prova incontrovertibile - per coloro che come noi difendono la tesi che gli Epiroti fossero una popolazione diversa dalla quella ellenica - che essi avessero una loro lingua, la lingua degli antichi Pelasgi. Una lingua che i Greci non capivano, e che possiamo dire con sicurezza essere lo stesso idioma che si parla oggigiorno anche in Epiro, Macedonia, Illiria e in alcune isole dell’Arcipelago, come pure nei monti dell’Attica. La stessa lingua che oggi si chiama arbëreshe oppure shqiptare (albanese). Con l’intento di fornire alla filologia un elemento sicuro per valutare l’importanza di questo articolo, diremo che i nomi Epiro, Macedonia, Albania, ecc, sono completamente sconosciuti per gli Albanesi; nella loro lingua queste parole non esistono*. Essi stessi si riconoscono con il nome originario shqiptar (albanese), e non pensano affatto che il loro paese abbia un nome diverso dal quello che loro adoperano, e cioè Shypëri oppure Shqypëni (Albania). I nomi Epiro e Macedonia sono di origine straniera, greca; invece Albania è un nome moderno che gli Europei hanno dato al paese degli shqyptarëve (albanesi), nel secolo XIV o XV. Ma gli Albanesi non sanno cosa siano l’Epiro, la Macedonia e l’Albania: si tratta di nomi sconosciuti e senza significato nella loro lingua. Perciò, iniziando da Scutari e fino alla baia di Preveza, tutto il territorio fra questi due punti geografici, e anche il mare antistante, vengono identificati col nome di Shqypëri (Albania), paese che appartiene agli Albanesi, che non hanno niente in comune con i Greci. Se provate a fermare un contadino per strada e a chiedergli: Di dove sei tu? Egli risponderà: Jam shqiptar (Sono Albanese). Questa risposta verrà data senza ombra di dubbio sia dagli abitanti del Nord e sia dagli abitanti del Sud dell’Albania; musulmani, cattolici o ortodossi che siano. Se sentissero parlare di Epiro o di Albania, essi non capirebbero e magari si sentirebbero offesi, credendo di essere insultati in qualche lingua straniera.

* il libro da cui è stato estratto questo brano è stato scritto nel 1879. Ovviamente oggi gli Albanesi conoscono i termini sopracitati.

Liberamente tratto dal libro E vërteta mbi Shqipërinë dhe shqiptarët dell’autore Pashko Vasa

domenica 5 dicembre 2010

Corrispondenze linguistiche tra caldaico, ebraico ed albanese

 

Per quanto riguarda i vocaboli, ve ne sono di albanesi, la cui radice si trova nella lingua ebraica. Ne riferisco parecchi:

 Giuseppe Crispi

Giuseppe Crispi (1781-1859)

Bal, in caldaico significa cuore, animo, quasi con una trasposizione di lettere dall’ebraico leb. In albanese bal(l) propriamente è la fronte, il capo, sede dell’anima.

Bar – figlio, in caldaico, beri fili mi Prov. 31. 2. Gli Albanesi dicono bir - figlio, biri - il figlio.

Bara – campagna, in caldaico. In albanese bar vuol dire erba, che è ancora più simile a bar = frumento in lingua ebraica.

Barâ – creò, e in albanese bërë - fatto.

Bana – edificò, costruì, assomiglia a bën - edifica, fa.

Achan – tenne, e nel participio meachen , in albanese me vet chenë - che si tiene da se stesso.

Barach – benedisse, e nel participio pahul, beruch, e in albanese per metatesi becuer - benedetto.

Kever – sepolcro dal verbo kavar, in albanese var.

Ise – è, in albanese isc - era.

Remija – falsità, fallacia, in albanese erremia - menzogna.

Gebar – uomo, in albanese bur(a).

Bach – in te, da cui forse l’albanese basch - insieme, con te.

Hotam – quelli, in albanese hatà quelli.

Sciucha – inclinarsi, propendere, verbo che si usa per indicare una cosa che va ad estinguersi, per esempio beta mavet el sciucha chi. In albanese si direbbe vete të sciuchet stpia e tii, cioè: va a perdersi, o ad estinguersi la sua discendenza.

Jarâ – precipitò, gettò, cadde, in albanese ra - cadde.

Pat – bucella, mipitò de la bucella ejus, in albanese pita (una specie di pane).

Scetija – pozione, bevanda, in albanese etija - la sete.

Questi altri vocaboli caldaico–ebraici hanno una certa somiglianza con termini albanesi, quantunque i primi sembrino quasi essere causa dei secondi:

Derech – via, strada, in albanese deer - porta, via della casa.

Zina – lo scudo, ma in caldaico può tradursi con freddo, in albanese: zin - freddo.

Chapar - scavo, in albanese chapn - aprirsi, spaccarsi.

Kasc – stipula, strame, in albanese casct - paglia.

Macharesciat – zappa o vomere ; gli Albanesi, per contrazione, dicono sciat.

Non poche altre parole ebraico – albanesi potrei aggiungere a queste, se non temessi di infastidire il lettore dilungandomi troppo su questo argomento.

Tratto dal libro Memoria sulla lingua albanese dell’autore Giuseppe Crispi